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President Donald Trump arrives to speak during a campaign rally at McMorran Place Sports and Entertainment Center, Sunday, Oct. 25, 2026, in Port Huron, Mich. (AP Photo/Julia Demaree Nikhinson)

In Alaska si vota già, ma la certificazione dei risultati dipenderà dal vincitore. È la premessa della causa del Dipartimento della Giustizia, che chiede a un giudice federale di bloccare, a certe condizioni, la certificazione dell’elezione al Senato se il repubblicano Dan Sullivan dovesse perdere. Trump ha rivendicato l’iniziativa: «Sono stato io a dire di farlo». Non è un’ipotesi sulle sue intenzioni, è una sua dichiarazione.

Il pretesto è un omonimo sulla scheda, Daniel J. Sullivan Jr., insegnante in pensione di Petersburg, che secondo l’amministrazione potrebbe sottrarre voti al senatore e favorire la democratica Mary Peltola. La richiesta: se Sullivan perde e con i voti dell’omonimo avrebbe vinto, la certificazione va rinviata in attesa di un’«indagine» sulle intenzioni degli elettori. Come si accerti, a voto concluso, che cosa pensasse chi ha votato in segreto, la causa non lo spiega.

Il problema è già stato affrontato da chi ne ha la competenza: lo Stato e i suoi tribunali. Il procuratore generale Todd Blanche sostiene che il dipartimento non voglia impedire né il voto né la certificazione, ma solo conservare le schede per eventuali verifiche. Lisa Murkowski, senatrice per l’Alaska, che pure sostiene Sullivan, ha scritto che il dipartimento «non avrebbe mai dovuto presentare questa causa». Nessuna elezione è stata annullata, ma l’esecutivo cerca di ostacolare la proclamazione di un risultato che non gli piace. E fin qui…

Andiamo avanti. Il «Trump dividend» promette cinquemila dollari a ogni adulto americano, se i repubblicani manterranno Camera e Senato. Trump dice di non vedere l’ora di «firmare quegli assegni», ma il conto sarebbe dello Stato: circa 1.200 miliardi di dollari secondo Reuters, e serve il Congresso. È un ricatto collettivo: se volete il dividendo, votate per i miei. Noi la chiameremmo «tangente politica». Sul piano giuridico è la faccenda discutibile, perché il beneficio andrebbe anche a chi vota democratico o non vota. Sul piano politico, però, racconta una Repubblica in cui il presidente mette la mano nel portafoglio dei cittadini.

Più brutale il messaggio ai veterani, alle famiglie e ai civili avvelenati dall’acqua di Camp Lejeune, che dal 2022 hanno presentato oltre 550mila richieste di risarcimento. Trump promette di chiudere presto quelle «legittime» se i repubblicani conserveranno il Congresso: «Se non vinciamo, non ci sono soldi». Ma i risarcimenti sono previsti da una legge bipartisan del 2022 e pagati con fondi già stanziati. Un diritto presentato come premio per la vittoria di un partito.

In Kansas la logica è la stessa. Trump ha già concesso la deroga per la benzina E15 tutto l’anno, ma lega la promessa di renderla permanente alla rielezione del senatore Roger Marshall: «Se vince Adam Hamilton, non lo faccio. Lo faccio solo per lui». Una scelta energetica diventa premio per chi vota repubblicano e punizione per un intero Stato se vota democratico.

Resta il denaro privato. Secondo Judd Legum, il No Going Back Pac (comitato per la raccolta dei fondi elettorali) costola del super Pac Maga Inc., ha speso circa 2,4 milioni di dollari per uno spot contro la democratica Kathy Castor, accusata di aver acquistato in passato azioni di Blackstone. Quanto? Meno di quindicimila dollari. Teniamo presente che fra i maggiori finanziatori di Maga Inc. c’è Stephen Schwarzman, cofondatore e amministratore delegato di Blackstone, con dieci milioni. Trump stesso ha posseduto azioni della società per 1,35-2,93 milioni.

Gli episodi hanno solidità diversa ma vanno nella stessa direzione: risorse pubbliche presentate come favori, decisioni amministrative usate per premiare e punire, apparati dello Stato chiamati a proteggere il potere, fedeltà personale come misura del merito.

Una democrazia si fonda su due pilastri: chi governa può perdere il potere, e chi vota contro il governo mantiene gli stessi diritti di chi lo sostiene. L’Alaska mette alla prova il primo, Camp Lejeune e il Kansas il secondo. Lo stato di diritto inizia dove finisce la pretesa del potere di decidere per chi le leggi debbano valere. Negli Stati Uniti non è più così sicuro.

L’articolo Tutti i trucchi Trump per le elezioni, e manca ancora una settimana proviene da Linkiesta.it.

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