
Il centrosinistra deve allargarsi, evitare una sfida a due alle primarie e soprattutto non perdere di vista l’obiettivo di battere Giorgia Meloni. Goffredo Bettini, tra i fondatori del Partito democratico, torna a difendere l’alleanza con il Movimento 5 Stelle in un’intervista a Repubblica. Ma quando si arriva all’Ucraina, il suo invito al pragmatismo si trasforma in una ricostruzione della guerra che lascia fuori un pezzo fondamentale della storia: l’aggressione russa e il prezzo pagato da chi l’ha subita.
Sulle primarie, Bettini invita a non trasformare la scelta del candidato in una resa dei conti tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. «Francamente penso sia importante evitare il confronto a due», dice, perché ridurrebbe lo spazio per un’area di «democratici, liberali, socialisti e civici che non votano i partiti esistenti». Anche Matteo Renzi, secondo lui, deve stare nella coalizione: «Perché abbiamo bisogno di tutti e nessuno può assumersi la responsabilità di dire no, di fronte a una prova così decisiva come la costruzione dell’alternativa alla destra». La priorità, insiste, è non «rafforzare la propria mattonella» a scapito del progetto comune.
Poi arriva l’Ucraina, il tema che secondo Bettini rischia di far saltare l’alleanza. «Abbiamo fatto benissimo ad aiutare Kyjiv dopo l’aggressione criminale di Putin», premette. Ma subito dopo accusa le «classi dirigenti di Bruxelles» di aver parlato di «vittoria finale sulla Russia, persino mettendo in conto un conflitto atomico». È un’accusa pesante, formulata senza citare dichiarazioni o responsabilità precise. E soprattutto rovescia il punto di partenza: sostenere militarmente un Paese invaso non equivale a perseguire una guerra senza fine, né significa necessariamente puntare alla sconfitta totale della Russia.
Bettini riassume così la sua posizione: «Io dico sosteniamo la difesa dell’Ucraina, però no alle armi per una guerra infinita». Ma è quando passa alle condizioni di pace che la sua ricostruzione diventa più problematica. «Il problema è che i cinque stelle dicono, come Vannacci e Salvini, stop alle armi», osserva. Poi aggiunge che, finché l’Europa mantiene l’attuale linea, «mandare armi significa alimentare una guerra che cresce su se stessa». L’obiettivo finale, per lui, dovrebbe essere «una Ucraina neutrale, che la Russia non senta come una minaccia esistenziale. Dunque fuori dalla Nato e dentro l’Ue».
Il problema è che la presunta neutralità richiesta a Kyjiv coincide con una delle principali rivendicazioni strategiche di Mosca. E mentre Bettini parla di guerra che si alimenta da sola, la guerra continua a produrre vittime civili. Secondo la missione Onu per i diritti umani in Ucraina, solo a settembre di quest’anno gli attacchi hanno ucciso almeno 328 civili e ne hanno feriti 2.105, con un bilancio complessivo dell’ottantacinque per cento più alto rispetto allo stesso mese del 2025. Le Nazioni Unite segnalano anche l’intensificarsi degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche.
È legittimo discutere di negoziati, garanzie di sicurezza e perfino di un futuro assetto europeo. Ma una pace duratura non può essere costruita trattando l’aggressione come un dettaglio e la sicurezza dell’aggredito come una concessione da strappare. La stessa Unione europea ha ribadito che il percorso verso la pace non può essere deciso senza l’Ucraina e che i confini non devono essere modificati con la forza.
L’articolo Il campo largo che vuole Bettini rischia di passare sopra la sovranità ucraina proviene da Linkiesta.it.
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