
Donald Trump non si pente della guerra contro l’Iran, neppure dopo aver riconosciuto che il conflitto ha contribuito alla sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di midterm. «Ho fatto la cosa giusta, lo rifarei», ha dichiarato il presidente americano in un’intervista al Wall Street Journal, commentando il risultato elettorale che ha consegnato ai Democratici il controllo del Senato e li ha portati a un passo dalla maggioranza alla Camera.
Trump ha dunque ammesso il peso politico della guerra, ma senza mettere in discussione la scelta militare. Il presidente deve fare i conti con un elettorato insoddisfatto dell’andamento del Paese: secondo l’AP Voter Poll, circa sei elettori su dieci disapprovano il suo operato e una quota analoga attribuisce alle sue politiche l’aumento del costo della vita. La guerra con l’Iran è stata indicata dall’Associated Press tra i fattori che hanno pesato sulla sconfitta repubblicana, insieme all’inflazione e al malcontento nei confronti dell’amministrazione.
A Teheran, intanto, il risultato viene letto come un segnale contro l’intervento militare americano. Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha scritto su X che gli Stati Uniti hanno votato «NO ALLA GUERRA». «Che sia per coscienza o per il prezzo della vita, gli americani hanno detto no alla guerra e noi sosteniamo questo messaggio», ha aggiunto. Una lettura che punta a trasformare la battuta d’arresto elettorale di Trump in un argomento politico e diplomatico a favore della posizione iraniana.
Il voto apre una nuova fase anche per la politica estera americana. Con il controllo del Senato e la possibilità di conquistare anche la Camera, i Democratici avranno maggiori strumenti per condizionare l’agenda della Casa Bianca. Trump, tuttavia, non sembra intenzionato a rivedere la propria linea su Teheran: la sconfitta elettorale non cambia, almeno nelle sue dichiarazioni, il giudizio sulla scelta di entrare in guerra.
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