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Tra Ottocento e Novecento, le stazioni ferroviarie hanno cambiato il volto delle città italiane. L’arrivo dei binari favoriva la nascita di nuovi quartieri, mentre attorno agli scali si sviluppavano attività commerciali e servizi per i viaggiatori. Le grandi stazioni erano anche edifici di rappresentanza, progettati per esprimere l’importanza economica e il prestigio delle città. Con il tempo, la crescita urbana ha cambiato il rapporto delle stazioni con il territorio. Anche il funzionamento delle ferrovie si è trasformato: grazie alle nuove tecnologie, molte attività che un tempo richiedevano personale sul posto vengono ora gestite a distanza. Oggi questi spazi rappresentano una risorsa per le città, soprattutto dove è difficile trovare aree da destinare a nuovi servizi senza consumare altro suolo. Nei centri più piccoli possono ospitare ambulatori o sedi di associazioni. Nelle città più grandi, la riqualificazione delle stazioni permette di migliorare i collegamenti con i quartieri circostanti e recuperare spazi da restituire all’uso pubblico.

 Il Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane sta investendo su questo patrimonio con un programma di riqualificazione che interessa l’intero territorio nazionale. Rete Ferroviaria Italiana (RFI), la società del gruppo che gestisce l’infrastruttura ferroviaria, ha programmato oltre cinque miliardi di euro in dieci anni per intervenire su più di seicento stazioni, nelle quali transita complessivamente oltre il 90 per cento degli utenti del trasporto ferroviario. Il Piano Integrato Stazioni comprende anche scali più piccoli, considerati strategici per i rispettivi territori. Gli interventi serviranno a rendere le stazioni più accessibili, facilitare il passaggio dal treno agli altri mezzi di trasporto e recuperare spazi per nuovi servizi aperti anche ai residenti.

In Giappone le stazioni sono da tempo parte della vita quotidiana delle città. A Tokyo ospitano negozi e ristoranti frequentati anche da chi non deve prendere il treno. Per i turisti, soggiornare vicino a una grande stazione è spesso una scelta consigliata dalle guide di viaggio: permette di muoversi facilmente tra i quartieri e raggiungere altre destinazioni. Anche in Italia alcune grandi stazioni hanno sviluppato da tempo una funzione che va oltre il trasporto. A Roma, il Forum Termini occupa circa 14mila metri quadrati nel livello sotterraneo e ospita attività commerciali frequentate anche da chi non prende il treno. Milano Centrale ospita negozi e ristoranti, mentre una galleria pedonale collega piazza Luigi di Savoia a piazza IV Novembre, permettendo di attraversare il complesso ferroviario. A Firenze Santa Maria Novella, inaugurata nel 1935 su progetto del gruppo guidato da Giovanni Michelucci, i servizi moderni convivono con un edificio di grande valore architettonico, inserito nel centro storico.

A Roma Trastevere alcuni locali ferroviari sono stati concessi ad associazioni impegnate nell’assistenza. Una di queste è “Infinito Amore da Emanuele Ciccozzi”, che collabora con l’ospedale Bambino Gesù e accoglie le famiglie di bambini sottoposti a cure oncologiche. I genitori che arrivano da altre regioni possono soggiornare negli alloggi della stazione durante le terapie, che spesso richiedono una permanenza prolungata nella capitale. I piccoli pazienti vengono accompagnati ogni mattina in ospedale per le cure e assistiti al loro ritorno. Nello stesso edificio ha sede l’Associazione Italiana Persone Down, che organizza attività dedicate all’inclusione. La stazione continua ad accogliere i viaggiatori, mentre nei locali recuperati si svolgono attività che offrono un sostegno concreto alle famiglie.

RFI recupera da anni gli spazi ferroviari inutilizzati e li concede gratuitamente a comuni e associazioni, che possono così disporre di una sede senza sostenere i costi di acquisto o affitto. Al momento sono in vigore 1.549 contratti di comodato, per oltre tre milioni di metri quadrati, considerando sia i fabbricati delle stazioni sia altri immobili non più utilizzati per l’esercizio ferroviario. A Velletri, due alloggi sono stati affidati alla Fondazione Luigi Magni e Lucia Mirasola per realizzare un polo culturale e cinematografico. A Torre dei Passeri, in Abruzzo, alcuni locali ospitano attività della Croce Rossa Italiana. A Monterotondo, invece, gli spazi concessi all’associazione Secicas vengono utilizzati per assistere bambini in cura all’ospedale Bambino Gesù.

Per organizzare meglio il recupero degli spazi, RFI ha introdotto anche un Piano di Sviluppo dei Servizi, con linee guida sulle attività che possono essere ospitate nelle stazioni. L’intenzione è individuare funzioni utili ai residenti, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli edifici e dei territori. In questo ambito si inserisce Stazioni del Territorio, il progetto del Gruppo FS rivolto ai comuni con meno di quindicimila abitanti, che prevede il recupero di almeno venti scali.

I primi interventi hanno interessato anche le aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. A Popoli Vittorito, in Abruzzo, la stazione rinnovata nel 2024 ospita un ambulatorio e uno sportello antiviolenza. A Matelica, nelle Marche, sono previsti i servizi di “Officine della Salute” della Croce Rossa, con visite specialistiche gratuite e attività di prevenzione per le persone più vulnerabili. Ad Antrodoco Centro, nel Lazio, è previsto un punto di informazione turistica collegato ad ARIA, un progetto di residenze artistiche finanziato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il programma ha coinvolto anche Urbisaglia Sforzacosta e Baiano di Spoleto e sarà esteso ad altre stazioni, tra cui Loreto e Passignano sul Trasimeno.

Chiaramente la scelta dei servizi da inserire nelle stazioni viene preceduta da analisi sulla popolazione e sulle caratteristiche economiche dei comuni, oltre che da una valutazione del numero di persone che utilizzano lo scalo. Il Gruppo FS ha sottoscritto accordi con organizzazioni che possono contribuire a sviluppare le nuove attività: tra queste ci sono Federfarma e la Federazione dei Medici di Medicina Generale, coinvolte per i servizi sanitari di prossimità e la Croce Rossa Italiana, con cui è prevista una collaborazione per le attività di assistenza. Sul fronte della connettività l’iniziativa prevede una collaborazione tra i comuni interessati e Infratel Italia per fornire connessione Wi-Fi gratuita all’interno delle stazioni ferroviarie.. Il progetto permette ai comuni di utilizzare spazi già collegati alla rete dei trasporti, riducendo la necessità di investire in nuovi immobili.

La riqualificazione delle stazioni offre anche l’occasione per migliorare i percorsi tra le diverse parti di un abitato. A Ponte nelle Alpi, nel Bellunese, RFI ha completato in occasione di Milano Cortina 2026 un intervento da 22,2 milioni di euro che comprende il prolungamento del sottopasso ferroviario. Il nuovo collegamento permette di attraversare più facilmente l’area dei binari, mettendo in comunicazione due parti dell’abitato. Sono stati riqualificati anche il fabbricato viaggiatori e gli spazi esterni, migliorando il passaggio tra treno e autobus. L’intervento è utile ai passeggeri, ma anche ai residenti che devono semplicemente spostarsi da una parte all’altra del paese.

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali hanno dato l’occasione per accelerare lavori destinati a rimanere al servizio dei territori. RFI è intervenuta su dieci stazioni della Lombardia, del Trentino-Alto Adige e del Veneto, con un investimento complessivo di circa 650 milioni di euro, di cui 120 cofinanziati dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. A Trento, per esempio, i lavori conclusi prima dell’apertura dei Giochi hanno riguardato la stazione progettata da Angiolo Mazzoni e inaugurata nel 1939, un edificio tutelato per il suo valore storico. L’investimento è stato di 39 milioni di euro, dei quali 31,6 a carico di RFI. Sono stati restaurati gli ambienti storici e migliorati i percorsi interni. Sono stati inoltre realizzati un terminal degli autobus davanti alla stazione della linea Trento-Malè e una nuova velostazione, la cui attrezzatura e gestione spettano al Comune. Anche le aree davanti all’edificio, tra cui piazzetta Mazzoni, sono state riqualificate e restituite alla città.

Molti interventi del Piano Integrato Stazioni riguardano aspetti pratici dell’esperienza di viaggio. I nuovi ascensori consentono alle persone con difficoltà motorie di raggiungere più facilmente i binari. I marciapiedi ferroviari vengono adeguati allo standard europeo di 55 centimetri di altezza, per ridurre il dislivello tra la banchina e l’accesso ai treni. Nei sottopassi vengono migliorati i collegamenti verticali, mentre i percorsi tattili aiutano le persone con disabilità visive a orientarsi. Sono previsti anche sistemi di informazione al pubblico più moderni, una migliore illuminazione e interventi sulla videosorveglianza. All’esterno, l’attenzione riguarda soprattutto i collegamenti con gli autobus e la possibilità di raggiungere la stazione a piedi o in bicicletta. Sono opere che rendono più semplice utilizzare il trasporto ferroviario e permettono agli scali di integrarsi meglio con la mobilità cittadina.

Per decidere dove intervenire e quali servizi sviluppare, RFI sta utilizzando anche strumenti digitali. Uno di questi è MobiLAND, una piattaforma che raccoglie informazioni territoriali e dati sulla mobilità relativi a oltre duemila stazioni italiane. Il sistema, premiato nel 2026 con il SAG Award della società statunitense Esri, presentato a luglio a San Diego, utilizza anche dati provenienti dai GPS e dalle celle telefoniche. Permette così di studiare come le persone si muovono nelle stazioni e nelle aree circostanti. RFI sta inoltre completando la raccolta e la verifica delle informazioni per la digitalizzazione di circa 1.800 stazioni, creando una base informativa per realizzare modelli digitali degli edifici. Questi strumenti possono aiutare a programmare la manutenzione degli spazi e a individuare locali disponibili per nuove attività. Consentono inoltre di progettare i servizi tenendo conto delle differenze tra uno scalo utilizzato soprattutto dai pendolari e una stazione frequentata prevalentemente da turisti.

Il recupero del patrimonio ferroviario riguarda anche intere aree dismesse. A Milano, un accordo del 2017 prevede la trasformazione di sette ex scali, per circa 1,25 milioni di metri quadrati. Di questi, duecentomila manterranno una funzione ferroviaria, mentre il 65 per cento delle superfici interessate dalla riqualificazione sarà destinato al verde pubblico. Altre aree potranno ospitare nuove abitazioni. Il progetto coinvolge FS Sistemi Urbani, la società del Gruppo FS che valorizza gli immobili non più necessari all’attività ferroviaria, e permette di sviluppare nuovi quartieri senza consumare altro suolo.

All’ex scalo di Porta Romana, il Villaggio Olimpico di Milano Cortina 2026 è stato riconvertito da Coima in quattro mesi in uno studentato da 1.698 posti letto. All’apertura, nel settembre 2026, circa l’80 per cento degli alloggi era già assegnato. L’intervento fa parte di un progetto più ampio, avviato dopo una procedura pubblica promossa da FS Sistemi Urbani, che prevede anche nuove residenze e spazi verdi. La trasformazione delle aree dismesse richiede il coordinamento con le amministrazioni locali, così come la riqualificazione delle stazioni ancora operative, dove RFI sta recuperando spazi per servizi destinati ai residenti.

Alcune stazioni svolgono un ruolo strategico per territori molto più ampi delle città in cui si trovano. È il caso di alcuni nodi dell’Alta Velocità costruiti fuori dai centri abitati, dove la disponibilità di servizi nelle immediate vicinanze può essere più limitata. Portare nuove attività all’interno degli scali diventa quindi importante per chi li utilizza ogni giorno. La stazione Mediopadana di Reggio Emilia, progettata da Santiago Calatrava, si trova a circa quattro chilometri dal centro, lungo la linea dell’Alta Velocità Milano-Bologna, e serve anche viaggiatori provenienti dalle province vicine. Dopo l’apertura del nuovo atrio est nel novembre 2024, con ascensori e collegamenti ai parcheggi, RFI sta recuperando gli spazi sotto il viadotto. Il completamento dei lavori sul lato ovest è previsto nel 2027, con l’obiettivo di trasferirvi la farmacia oggi ospitata in una struttura temporanea sul piazzale e aprire nuovi spazi destinati ai servizi per i viaggiatori e per il territorio.

L’articolo Così le stazioni italiane ampliano il loro ruolo nella vita delle città proviene da Linkiesta.it.

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