
Cinque attiviste italiane sono state fermate giovedì dalle forze israeliane nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, in Cisgiordania, mentre accompagnavano alcuni agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Le donne sono state trasferite in una stazione di polizia israeliana e sottoposte a interrogatorio. Il ministero degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto il loro rilascio immediato, mentre le autorità israeliane hanno annunciato la possibilità di espellerle dal Paese, senza fornire indicazioni certe sui tempi. Le cinque italiane sono state portate nel commissariato di Kiryat Arba, un insediamento israeliano nei pressi di Hebron. Secondo le informazioni raccolte dalla Farnesina, alle donne sono stati sequestrati i telefoni cellulari. Le autorità italiane hanno chiesto di poter stabilire un contatto diretto con loro e di verificare le condizioni in cui vengono trattenute.
Inizialmente il ministero degli Esteri aveva ricevuto conferma della presenza di quattro cittadine italiane tra le persone fermate. Il numero è stato successivamente aggiornato a cinque. L’ambasciata italiana a Tel Aviv e il consolato generale a Gerusalemme hanno avviato contatti con le autorità israeliane per ricostruire le circostanze dell’operazione e ottenere la liberazione delle connazionali.
Gli attivisti si trovavano nella zona per accompagnare e proteggere gli agricoltori palestinesi durante la raccolta delle olive, una delle principali attività agricole della Cisgiordania e un’importante fonte di reddito per molte famiglie. La stagione della raccolta è anche un periodo particolarmente delicato, soprattutto per chi possiede terreni vicini agli insediamenti israeliani, dove l’accesso ai campi è spesso ostacolato dalle restrizioni militari e dalle violenze dei coloni. Nelle ultime settimane, in particolare, si sono moltiplicate le aggressioni attribuite ai coloni israeliani contro gli agricoltori palestinesi.
La polizia israeliana ha invece giustificato il fermo sostenendo che gli attivisti fossero entrati senza autorizzazione in una zona militare chiusa e avessero ignorato gli ordini dei soldati. Secondo la versione delle autorità israeliane, i volontari «hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive». Le forze di sicurezza israeliane hanno riferito di aver fermato complessivamente undici attivisti stranieri e un palestinese nella zona di Hebron. Hanno inoltre accusato alcuni dei fermati di essere coinvolti nella «promozione del terrorismo» e nella «esaltazione di attentatori», oltre che in attività riconducibili a organizzazioni considerate ostili a Israele.
La polizia ha annunciato l’intenzione di procedere rapidamente all’espulsione degli attivisti stranieri. Successivamente, le autorità israeliane hanno comunicato che le cinque italiane avrebbero potuto essere rilasciate ed espulse a breve, senza tuttavia fornire garanzie. Al momento le donne risultavano ancora trattenute.
Mercoledì 21 ottobre, un intervento militare aveva portato a un altro fermo di decine di attivisti, tra cui Brad Lander, candidato democratico al Congresso degli Stati Uniti, successivamente rilasciato insieme ad altri volontari con restrizioni alla libertà di movimento. Nelle stesse ore erano stati fermati anche due cittadini italiani originari di Bolzano, Manuel e Alberto Tartarotti, padre e figlio, rispettivamente di 35 e 67 anni. I due si trovavano in Cisgiordania per consegnare fondi destinati ad attività umanitarie e sostenere gli agricoltori palestinesi. Dopo essere stati trattenuti dalla polizia israeliana, sono stati espulsi con un divieto di ingresso in Israele della durata di dieci anni.
L’articolo Cinque attiviste italiane sono state fermate in Cisgiordania durante la raccolta delle olive proviene da Linkiesta.it.
Powered by WPeMatico
