
L’Umbria ha approvato una legge che disciplina le procedure per accedere al suicidio medicalmente assistito attraverso il servizio sanitario regionale. Il provvedimento è stato approvato giovedì 22 ottobre dall’Assemblea legislativa con 11 voti favorevoli, sei contrari e tre astensioni. È la quinta regione italiana a intervenire sul tema, dopo Toscana, Sardegna, Emilia Romagna e Veneto. La legge nasce dalla proposta di iniziativa popolare Liberi Subito, promossa dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta dalle firme di 4.801 cittadini umbri. Il suo obiettivo è stabilire procedure sanitarie definite per le persone che chiedono di accedere alla morte volontaria medicalmente assistita, una possibilità già riconosciuta dalla giurisprudenza costituzionale in presenza di determinate condizioni, ma che non è ancora regolata da una legge nazionale organica.
Il suicidio medicalmente assistito consiste nell’assunzione autonoma, da parte della persona interessata, di un farmaco letale nell’ambito di una procedura che prevede l’assistenza sanitaria. La normativa umbra non introduce nuovi requisiti per accedervi, ma definisce le modalità organizzative con cui le strutture sanitarie devono verificare le richieste e gestire il procedimento.
Ogni Azienda unità sanitaria locale dovrà istituire una commissione multidisciplinare permanente incaricata di accertare la presenza dei requisiti previsti dalla disciplina statale e dalla giurisprudenza costituzionale. La commissione sarà composta da un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista rianimatore, uno psicologo, un medico legale e un infermiere, ai quali si aggiungerà uno specialista della patologia della persona richiedente. I componenti saranno individuati su base volontaria tra il personale sanitario. Dopo aver esaminato la richiesta, la commissione trasmetterà una relazione al Comitato etico regionale dell’Umbria, che esprimerà il proprio parere. Le conclusioni della verifica saranno poi comunicate alla persona interessata. La procedura dovrà prevedere l’assistenza del medico di fiducia del richiedente e garanzie per evitare abusi nei confronti delle persone vulnerabili.
Durante l’esame in Aula sono stati approvati alcuni emendamenti che hanno modificato il testo iniziale. È stato eliminato il riferimento alla «fase terminale della vita della persona», che avrebbe potuto essere interpretato come un requisito aggiuntivo rispetto a quelli già previsti. Sono state inoltre introdotte disposizioni per garantire l’informazione e l’accesso alle cure palliative senza ritardare la procedura, oltre alla possibilità di sospendere o revocare la richiesta. Altri emendamenti hanno precisato le modalità di valutazione della commissione e previsto strumenti per verificare l’applicazione della legge.
L’approvazione è arrivata al termine di una discussione nella quale ha avuto un ruolo centrale la vicenda di Laura Santi, talentuosa giornalista perugina affetta da una grave forma di sclerosi multipla e tra le principali promotrici della proposta. Santi è morta il 21 luglio 2025 nella propria abitazione a Perugia, dopo essersi autosomministrata un farmaco letale. Era stata la prima persona in Umbria a ricorrere al suicidio medicalmente assistito e aveva dovuto affrontare un lungo percorso per ottenere l’autorizzazione.
In Aula era presente suo marito, Stefano Massoli, insieme ad alcuni rappresentanti dell’Associazione Luca Coscioni, tra cui Marco Cappato. Dopo la votazione, accolta da un lungo applauso, Massoli ha ricordato il ruolo avuto dalla moglie nella battaglia per la legge, dicendosi convinto che sarebbe stata soddisfatta del risultato.
Fabrizio Ricci, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra e relatore del provvedimento, ha sostenuto che la legge non introduce un nuovo diritto, ma serve a rendere concretamente accessibile una possibilità già riconosciuta dalle decisioni della Corte costituzionale. Secondo Ricci, l’assenza di una normativa nazionale ha contribuito a creare incertezze e attese particolarmente difficili per le persone coinvolte.
La maggioranza di centrosinistra ha sostenuto il provvedimento, pur riconoscendo la necessità di rafforzare l’assistenza ai malati. Il vicepresidente della Regione, Tommaso Bori, ha definito l’approvazione «una conquista di civiltà, di libertà, di dignità». La presidente dell’Assemblea legislativa, Sarah Bistocchi, ha parlato di una risposta concreta alle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema e di uno strumento aggiuntivo per le famiglie e il personale sanitario.
Diversa è stata la posizione della presidente regionale Stefania Proietti, che ha scelto di non partecipare al voto. Pur riconoscendo il valore del confronto svolto in Assemblea, Proietti ha sostenuto che una materia di questa rilevanza dovrebbe essere affrontata dal Parlamento, così da garantire regole omogenee sull’intero territorio nazionale. Ha inoltre insistito sulla necessità di potenziare le cure palliative, l’assistenza domiciliare e le strutture dedicate ai malati con patologie gravi e inguaribili.
Con il voto del 22 ottobre, l’Umbria si aggiunge dunque alle regioni che hanno scelto di intervenire sulle procedure per il suicidio medicalmente assistito in assenza di una disciplina nazionale organica. Il passaggio successivo riguarderà l’attuazione della legge da parte delle aziende sanitarie, chiamate a organizzare le commissioni e le modalità di gestione delle richieste. Rimane aperta la questione di un intervento del Parlamento, sollecitato nel corso del dibattito da esponenti di orientamenti politici diversi, per definire un quadro normativo uniforme in tutta Italia.
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