
L’intelligenza artificiale sta entrando in una nuova fase. Dopo i chatbot capaci di rispondere alle domande e gli strumenti generativi utilizzati per assistere le persone, l’attenzione si sposta sugli agenti AI: sistemi in grado di eseguire compiti, interagire con altri strumenti e portare avanti processi con un grado crescente di autonomia. Per le imprese, la prospettiva è quella di trasformare non soltanto il modo in cui si lavora, ma anche il funzionamento delle infrastrutture che rendono possibile il lavoro.
C’è però una condizione spesso meno visibile delle nuove applicazioni: perché l’intelligenza artificiale possa operare in modo affidabile, servono reti capaci di sostenere volumi crescenti di dati, infrastrutture flessibili, sistemi di sicurezza integrati e strumenti per controllare quello che accade. La sfida, insomma, non riguarda soltanto la potenza dei modelli, ma le fondamenta tecnologiche su cui vengono costruiti e utilizzati.
È il punto da cui parte Steve Clayton, responsabile della comunicazione e del posizionamento strategico di Cisco, in un recente intervento pubblicato sul blog dell’azienda. Il messaggio è che l’intelligenza artificiale non può essere considerata separatamente dall’infrastruttura sottostante: la rete deve poter funzionare in sicurezza, garantire prestazioni su larga scala e sostenere flussi di lavoro sempre più autonomi. Un tema che riguarda tanto le grandi architetture dei data center quanto le reti aziendali attraverso cui persone, dispositivi e applicazioni accedono ai servizi. Anche Jeetu Patel, presidente e chief product officer di Cisco, ha descritto questo passaggio. La diffusione dell’intelligenza artificiale e la trasformazione del lavoro rendono le reti più complesse, aumentano il traffico e moltiplicano le esigenze di protezione. Per affrontare questi cambiamenti non basta intervenire sui singoli componenti: occorre ripensare il rapporto tra connettività, sicurezza, osservabilità e strumenti di collaborazione.
Il divario tra ambizioni e preparazione
I dati mostrano quanto sia concreta questa esigenza. Il Cisco AI Readiness Index 2025, basato su un’indagine condotta su circa 8.000 responsabili dell’intelligenza artificiale in 30 mercati e 26 settori, individua in Italia un divario tra le aspettative delle imprese e la loro preparazione tecnologica. Il 77 per cento delle organizzazioni italiane intervistate prevede di implementare agenti AI e il 34 per cento si aspetta che affianchino i dipendenti entro un anno. Eppure, soltanto l’8 per cento descrive le proprie reti come pienamente flessibili o adattabili. Il 44 per cento ritiene che l’infrastruttura esistente non sia pronta a gestire un aumento della complessità e dei volumi di dati.
La ricerca identifica anche un gruppo di aziende più mature, definite «pacesetter»: rappresentano il 10 per cento del campione italiano e il 13 per cento di quello globale. La loro caratteristica non è semplicemente adottare più strumenti di intelligenza artificiale, ma integrare la tecnologia nella strategia aziendale, investire in infrastrutture adeguate, misurare i risultati e affrontare la sicurezza come parte integrante del percorso. Secondo lo studio, le imprese italiane appartenenti a questo gruppo hanno una probabilità cinque volte superiore di trasformare i progetti pilota in applicazioni operative e una probabilità del 60 per cento più alta di ottenere un valore misurabile.
Alla questione delle infrastrutture si aggiunge quella della sicurezza. Il Cisco Relentless Defense Report, pubblicato a inizio ottobre, rileva che il 91 per cento delle organizzazioni intervistate in Italia ha subito, nei dodici mesi precedenti, almeno un incidente informatico con conseguenze concrete per il business. Più di un caso su tre ha riguardato un attacco potenziato dall’intelligenza artificiale. Nello stesso campione, soltanto il 41 per cento delle aziende dichiara che i team di sicurezza, networking e IT lavorano come un’unica squadra, condividendo strumenti e visibilità.
Il problema, quindi, non consiste soltanto nel dotarsi di nuove tecnologie, ma nel riuscire a governarle. Più sistemi sono connessi e automatizzati, più diventa importante riconoscere tempestivamente le anomalie, controllare gli accessi e coordinare la risposta agli incidenti. L’intelligenza artificiale può contribuire a individuare le minacce e alleggerire il lavoro degli specialisti, ma la sua efficacia dipende anche dalla qualità dei dati, dall’integrazione degli strumenti e dalla capacità delle organizzazioni di prendere decisioni rapidamente.
Due giorni per capire come cambia l’infrastruttura
Sono questi alcuni dei temi al centro di Cisco Connect Italia 2026, in programma il 23 e 24 novembre al MiCo Congressi di Milano. L’evento riunirà clienti, partner e professionisti del settore per due giorni di keynote, sessioni tecniche, dimostrazioni e occasioni di confronto sulle tecnologie che stanno ridisegnando le infrastrutture digitali.
Il programma si articola in quattro aree. La prima riguarda gli AI-ready data center: come progettare e gestire infrastrutture scalabili, capaci di sostenere i carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale negli ambienti on-premise, edge e cloud. La seconda è dedicata alla sicurezza e alla resilienza digitale, con un’attenzione alla protezione dalle violazioni, all’osservabilità e alla capacità di individuare e gestire le minacce. Il terzo percorso guarda ai luoghi di lavoro del futuro, dove la collaborazione tra persone e sistemi di AI richiede connettività affidabile, strumenti integrati e controlli adeguati. Il quarto è dedicato all’ecosistema dei partner: un elemento importante per tradurre le innovazioni tecnologiche in soluzioni concrete per le imprese e accompagnare i clienti nei processi di trasformazione.
Accanto alle sessioni, il World of Solutions offrirà uno spazio espositivo per conoscere le tecnologie Cisco e quelle dei partner, confrontarsi con gli esperti e approfondire le possibili applicazioni nei diversi contesti aziendali. L’obiettivo è mettere in relazione le scelte infrastrutturali con le esigenze operative delle organizzazioni: dalle prestazioni alla sicurezza, fino alla capacità di far crescere i progetti di AI oltre la fase sperimentale. Il passaggio verso sistemi più autonomi rende infatti sempre meno sostenibile una gestione frammentata delle reti e della sicurezza. Per ottenere risultati, le imprese devono progettare insieme connettività, capacità di calcolo, protezione dei dati e strumenti di controllo. È su questo terreno che si gioca una parte decisiva della trasformazione digitale: non soltanto introdurre l’intelligenza artificiale, ma creare le condizioni perché possa funzionare in modo affidabile, sicuro e su scala.
Cisco Connect Italia 2026 sarà l’occasione per approfondire queste sfide, conoscere le soluzioni disponibili e confrontarsi con la comunità tecnologica. L’appuntamento è per il 23 e 24 novembre al MiCo Congressi di Milano. Informazioni sul programma e registrazioni sono disponibili sul sito ufficiale dell’evento.
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