
La Casa Bianca si sta preparando a un possibile scenario: perdere il controllo del Congresso alle elezioni di metà mandato di martedì, ma continuare comunque ad attuare l’agenda di Donald Trump. Secondo un’inchiesta di Reuters, da aprile i principali collaboratori del presidente lavorano a un piano per estendere l’uso dei poteri esecutivi, aggirando la necessità di nuove leggi approvate dal Parlamento. L’obiettivo è mantenere in movimento le politiche su immigrazione, dazi, costo delle abitazioni e spesa pubblica anche con una maggioranza democratica a Capitol Hill.
Al lavoro ci sono il vice capo dello staff Stephen Miller, il direttore dell’Office of Management and Budget Russell Vought e gli avvocati dell’ufficio legale della Casa Bianca. Il gruppo sta esaminando quali misure Trump possa adottare autonomamente, fin dove possa spingersi e come difendere le proprie decisioni davanti ai tribunali. Tra le ipotesi ci sono nuovi dazi sulle importazioni di minerali critici e turbine eoliche, restrizioni sui visti per studenti internazionali e lavoratori stranieri temporanei, oltre a interventi per ridurre i costi delle abitazioni e delle costruzioni.
Vought sta inoltre valutando come utilizzare i fondi già stanziati dal Congresso per portare avanti le priorità dell’amministrazione. Un’altra possibilità è modificare le regole sui finanziamenti federali, attribuendo ai funzionari nominati politicamente un maggiore potere nella distribuzione delle risorse pubbliche. Trump, riferisce Reuters, è stato informato dei preparativi e ha partecipato alle discussioni. Una fonte vicina al dossier lo descrive come «molto a suo agio» all’idea di governare attraverso i poteri esecutivi anche con un Congresso controllato dai democratici.
Le elezioni di martedì potrebbero effettivamente cambiare gli equilibri parlamentari. Ai democratici servono quattro seggi in più per conquistare la Camera, mentre la partita al Senato resta più incerta. I sondaggi indicano una possibile vittoria democratica alla Camera. Trump, che nell’ultimo mese ha tenuto comizi in diversi Stati per sostenere i candidati repubblicani, ha già ammesso di prepararsi a un rapporto complicato con una maggioranza democratica. «Credo che diventerò il signor veto», ha detto in un’intervista al New York Post. «E poi, a un certo punto, probabilmente faremo degli accordi».
Una vittoria democratica non consegnerebbe comunque all’opposizione il controllo dell’intero governo. Trump conserverebbe ampi poteri in materia di commercio, politica estera e amministrazione federale, come ha già dimostrato nel corso del secondo mandato, ricorrendo a ordini esecutivi e dichiarazioni di emergenza nazionale. Il Congresso potrebbe bloccare le sue nomine, comprese quelle giudiziarie, e fermare le nuove leggi. Ma difficilmente avrebbe i voti necessari per superare un eventuale veto presidenziale. Resterebbe inoltre il controllo dei tribunali sulla legittimità delle iniziative dell’amministrazione.
C’è però un terreno sul quale Trump non può sostituire il Congresso: le indagini parlamentari. I democratici stanno già discutendo di audizioni, convocazioni e richieste di documenti per verificare se il presidente abbia utilizzato i propri poteri a vantaggio personale, dei suoi alleati o dei finanziatori politici. Secondo Reuters, gli avvocati della Casa Bianca stanno preparando i funzionari a gestire eventuali richieste e citazioni parlamentari. È stata anche richiesta al dipartimento di Giustizia una valutazione sulla possibilità di invocare il privilegio esecutivo per proteggere dalle indagini le comunicazioni con consulenti esterni.
La strategia di Trump, dunque, punta a ridurre gli effetti di una possibile sconfitta elettorale. I democratici potrebbero riprendere il controllo del Congresso, ma il presidente intende conservare il massimo spazio di manovra attraverso i poteri della Casa Bianca. La battaglia politica, in questo scenario, si sposterebbe sempre più dal Parlamento agli ordini esecutivi e alle aule dei tribunali.
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