
Chi parteciperà alle primarie non è chiaro. Solo Elly Schlein e Giuseppe Conte? O arriveranno altri, tipo Alessandro Onorato e un candidato riformista, così che le primarie saranno verosimilmente a doppio turno? Questo, il vertice formato osteria – Schlein, Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, stavolta in videoconferenza e non a pranzo come l’altra volta – non l’ha deciso, e forse non poteva deciderlo. Ma comunque, una volta tanto, ci sono alcune decisioni importanti.
Le primarie si faranno «entro febbraio», mediazione tra la fretta dell’avvocato e l’andamento lento della segretaria del Partito democratico. Muore così, definitivamente, il dibattito su terzi nomi e federatori – ed è la decisione forse più significativa del vertice di ieri. Non poteva che finire così. Dinanzi alla rigidità di Elly e Giuseppi non c’è stato niente da fare. E sì che si erano mossi in tanti per scongiurare i gazebo – nomi storici come Romano Prodi e Massimo D’Alema, per dire. Ma niente. Sarà «il popolo» a decidere chi sfiderà Giorgia Meloni, confidando nella lealtà dello sconfitto o della sconfitta. E questa resta la vera incognita, forse un azzardo.
Il tavolo per il programma, e dunque il perimetro della coalizione, è stato definito con l’abile criterio di farvi partecipare tutti i partiti dell’opposizione presenti in Parlamento. Dunque, da Matteo Renzi a Maurizio Acerbo, se non fosse per il fatto che quest’ultimo per ora non intende riunirsi con il centrosinistra per preservare un’oncia di «purezza» agli occhi del suo partito, dove l’oppositore Paolo Ferrero, già ministro con Prodi, è più puro di lui. Furbo, Acerbo: si è fatto largo a suon di inneggiamenti, o quasi, ad Hamas e adesso resta sdegnosamente fuori, col suo programma massimalista. Però si può star certi che alle trattative sulle liste parteciperà eccome. Una posizione piuttosto comoda: si può restare fuori dal tavolo politico, coltivare la propria diversità e conservare intatta la possibilità di partecipare, quando sarà il momento, alla partita delle candidature.
Significativo poi che il veto posto da Conte su Italia viva sia stato abbattuto da Schlein e Fratoianni. Matteo Renzi, al quale peraltro non dispiace non mescolarsi troppo con la sinistra populista, non è stato cacciato come pretendeva il capo del Movimento 5 Stelle che, peraltro, sapeva che su questo punto avrebbe perso. I renziani staranno al tavolo del programma, non intenzionati a far passare qualsiasi cosa. Certo in quel consesso ci vorrà molta capacità di mediazione.
È questo il terreno su cui si misureranno Schlein e Conte il quale, come si sa, sarebbe pronto, ove gli convenisse, a indossare i panni del mediatore. Vedremo come se la caveranno sull’Ucraina, per esempio, dove le differenze non sono certo lessicali. O sull’Europa, e sulla sicurezza.
Il criterio «parlamentare» consentirà anche a Onorato, Ernesto Ruffini e probabilmente anche Riccardo Magi di partecipare al tavolone programmatico che – si è deciso – dovrà chiudere alla fine di novembre. Subito dopo ci sarà la manifestazione unitaria contro il governo, in particolare contro la legge di bilancio: iniziativa rischiosa che potrebbe sfigurare davanti alla grande partecipazione che si è registrata ieri in tutte le città nei cortei dell’Usb, Cobas, 17 ottobre e tutta la galassia movimentista, un’iniziativa di massa senza i partiti del campo largo. Molta gente in piazza con gli ormai abituali incidenti in serata, soprattutto a Roma.
L’operazione di Schlein e gli altri è appunto quella di riagganciare il Movimento, di dargli, come si dice, uno sbocco politico cosa che oltretutto sarebbe molto utile a livello elettorale. Il problema è che queste piazze e gli stati maggiori dei partiti del campo largo sembrano vivere su pianeti diversi. Ieri i manifestanti a tutto pensavano tranne che a Schlein e Conte. Ma la partita tra i due si giocherà anche sulla capacità della prima e del secondo di diventare in qualche modo interessanti per questa nuova generazione. Compito arduo. Ma imprescindibile per vincere le primarie e soprattutto le elezioni.
L’articolo Conte e Schlein preparano la sfida, ma la piazza parla già un’altra lingua proviene da Linkiesta.it.
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