
Anche il cioccolato ha il suo campionato mondiale e quest’anno il suo vincitore parla italiano: Tommaso Grollero ha vinto il World Chocolate Masters 2026, la più importante manifestazione del settore, la più dura e la più ambita. La proclamazione è arrivata alla Handelsbeurs di Anversa, al termine di due giornate di gara fra quindici concorrenti internazionali. Il cioccolatiere italiano ha conquistato anche i riconoscimenti Best Taste e Best Design, precedendo sul podio il cinese Lyu Haoran e il giapponese Keita Koshimizu.
Il titolo torna così in Italia tredici anni dopo il successo di Davide Comaschi, vincitore nel 2013. Grollero, originario di Mondovì, è responsabile dell’area cioccolateria di DaV Pastry Lab, il laboratorio produttivo di Da Vittorio. Con Comaschi condivide il lavoro e la preparazione alle competizioni, «collega ed amico».
Ad Anversa i concorrenti hanno affrontato quattro prove sul tema Play & Taste, dedicate a cioccolatini, scultura, pasticceria fresca e regalo al cioccolato. Fra i lavori di Grollero, The Invisible traduce in una costruzione di cioccolato un’illusione ottica: l’immagine cambia secondo il punto dal quale viene osservata. Nella motivazione, il presidente della giuria Amaury Guichon ha sottolineato la capacità dell’italiano di unire gusto, precisione tecnica e visione creativa, mantenendo continuità nelle diverse prove.
Il lavoro necessario per arrivare alla finale lo ha raccontato Alice De Luca in un lungo reportage per il Post: nel laboratorio di Dalmine, in provincia di Bergamo, Grollero aveva riprodotto esattamente la postazione che avrebbe trovato in Belgio: stessa lunghezza del tavolo, stessa distanza fra forno e bancone, un armadio da trasferire direttamente sul luogo della competizione. Le vetrate erano diventate lavagne sulle quali annotare ingredienti, preparazioni e scadenze. Per mesi aveva modellato e assemblato una scultura, per poi scioglierla e ricominciare. Ripetere serviva a migliorare l’esecuzione, ridurre i tempi, anticipare gli imprevisti. Al Post raccontava giornate iniziate intorno alle 6.15 e proseguite almeno fino alle 20, insieme a due collaboratori, custodendo le creazioni che avrebbe presentato alla giuria.
Il cioccolatiere è ben consapevole di quanto contassero la formazione, lo studio e il confronto con altri professionisti e ricorda l’aiuto del gruppo Da Vittorio, che gli ha garantito tempo, spazio e materie prime per allenarsi, e quello delle persone del suo reparto. La gara è stata un’occasione per cercare nuove soluzioni, con una preparazione che richiede creatività e capacità di restare concentrati sotto pressione.
Una disposizione riconoscibile già dieci anni fa, nelle risposte date a WorldSkills Piemonte nel settembre 2016. Allora Grollero raccontava i tirocini da Selmi e Guido Gobino, la scelta di diventare pasticcere a undici anni e le prove ripetute per sviluppare ricette personali. Ai concorsi cercava anzitutto un confronto: «Sono arrivato cercando più dei colleghi che degli avversari». Del mestiere amava «la possibilità di rendere materiale un’emozione!».
Quella di Anversa è stata anche la prima finale mondiale fuori da Parigi. Il forte legame della città con il cioccolato la porta fra i centri internazionali del settore, che continuerà a rappresentare anche dopo la gara. Le sculture realizzate durante il concorso saranno infatti esposte al museo Chocolate Nation, vicino alla stazione centrale. Anche The Invisible, dopo mesi di costruzioni e fusioni in laboratorio, avrà un pubblico oltre quello della finale.
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