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La strategia nucleare degli Stati Uniti si fonda sulla disponibilità di un arsenale sufficientemente ampio e diversificato da sopravvivere a un primo attacco nucleare, conservando al tempo stesso la capacità di contrattaccare le basi nucleari dell’aggressore, oltre ad altri obiettivi politici e strategici. Ma il nuovo arsenale cinese è distribuito in tutto il Paese tra un gran numero di silos nucleari guardati a vista, per cui potrebbe essere impossibile riuscire a neutralizzarli tutti. Narang e Vaddi parlano delle ambizioni della Cina come di «una postura strategica che sembra concepita per mandare in crisi la strategia degli Stati Uniti»24. Un ulteriore scenario che chi pianifica la strategia nucleare deve prendere in considerazione è quello di un attacco simultaneo da parte di Russia e Cina, tale da mettere in difficoltà perfino il nutrito arsenale statunitense.

I pianificatori militari americani potrebbero presto trovarsi di fronte a una scelta: chiedere un’espansione massiccia dell’arsenale nucleare del Paese, con tutti i costi e le controversie politiche che ciò comporterebbe, oppure adottare una strategia di rappresaglia che punti a colpire le grandi città e i principali centri del potere politico25. Una guerra nucleare di tale portata comporterebbe livelli di distruzione pressoché inimmaginabili. Ma in linea con l’odierno Zeitgeist, libri e film che immaginano un’apocalisse nucleare stanno tornando a riscuotere un vasto successo di pubblico.

Il film A House of Dynamite (2025), di Kathryn Bigelow, e il libro Guerra nucleare.  Uno scenario (2024), di Annie Jacobsen, ipotizzano entrambi un conflitto innescato da un primo attacco contro gli Stati Uniti, con ogni probabilità proveniente dalla Corea del Nord. Ma mentre si confrontavano con la rinnovata prospettiva di una guerra nucleare, negli ultimi anni i decisori politici e gli esperti di strategia occidentali hanno dovuto fare i conti anche con atti ostili che esulano perfino dai canoni della guerra convenzionale.

In Europa questo tipo di «guerra ibrida», fatta di sabotaggi, azioni di destabilizzazione e omicidi mirati, viene messa in pratica già da qualche tempo dalla Russia. Rientra tra questi atti il complotto orchestrato per assassinare l’amministratore delegato di Rheinmetall, uno dei principali produttori tedeschi di armamenti; inoltre, e, come abbiamo visto, si ritiene che i russi siano stati coinvolti nel tentativo di nascondere ordigni esplosivi all’interno di pacchi DHL trasportati per via aerea. I servizi di sicurezza europei hanno avvertito che le reti dell’intelligence russa reclutano sempre più criminali per affidar loro atti di sabotaggio e spionaggio. Sebbene possano sembrare semplici azioni di disturbo, in realtà questi attacchi sono in grado di provocare moltissime vittime.

Un’altra fonte di crescente preoccupazione è costituita dagli attacchi informatici sponsorizzati dagli Stati, come il massiccio attacco nordcoreano contro il Servizio sanitario nazionale britannico. Ma i servizi di sicurezza occidentali temono soprattutto che Cina e Russia si stiano preparando a un conflitto di ampia portata sviluppando la capacità di paralizzare le tecnologie indispensabili al funzionamento delle società occidentali. I funzionari statunitensi fanno l’esempio «Volt Typhoon», un’operazione cinese che puntava a infiltrarsi nelle infrastrutture critiche di Guam, territorio statunitense che ospita un’importante base militare nel Pacifico.

Nel 2004 Christopher Wray, direttore dell’FBI, dichiarò al Congresso che Volt Typhoon rappresentava «la minaccia decisiva della nostra generazione». Il timore è che la Cina si stia «preposizionando» per colpire le infrastrutture essenziali sul territorio continentale degli Stati Uniti, in particolare i sistemi informatici26. È ipotizzabile che anche gli Stati Uniti e i loro alleati abbiano predisposto analoghe «operazioni cibernetiche offensive» in grado di provocare gravissimi danni ai loro avversari in caso di guerra. Secondo un alto funzionario occidentale è probabile che tutte le parti abbiano già disseminato nelle rispettive infrastrutture critiche «mine digitali» pronte ad attivarsi in caso di conflitto.

L’espressione «guerra ibrida» comprende anche la lotta per controllare l’informazione e influenzare l’opinione pubblica. A fronte della crescente pervasività dei social media e dell’ascesa dei movimenti populisti in tutto l’Occidente, governi e servizi di intelligence temono sempre di più che Russia, Cina e altri avversari ricorrano alla disinformazione per seminare divisioni sociali e politiche negli Stati Uniti, in Europa e nelle democrazie asiatiche.

A conti fatti, il modo più economico e meno sanguinoso per Russia e Cina di conseguire i propri obiettivi strategici sarebbe convincere i Paesi occidentali a non opporsi ai loro progetti. Se riuscissero a provocare un cambiamento politico in Occidente potrebbero ottenere la vittoria senza dover nemmeno combattere. Non si può non citare ancora una volta von Clausewitz, che scriveva: «la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi». Ma è vero anche il contrario: la politica può essere la continuazione della guerra con altri mezzi.

Tratto da “È anche affar tuo”, Gideon Rachman, Egea, 304 pagine, 25,60 euro 

L’articolo L’Occidente rischia di perdere la guerra contro Russia e Cina senza combattere proviene da Linkiesta.it.

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