
Vorrei entrare nel dialogo — che ho molto apprezzato — tra Pax Christi e la nostra segretaria Elly Schlein. Vorrei farlo animato da un interesse autentico e profondo per la pace, mettendo il cuore e il corpo là dove la violenza continua a far sanguinare le persone.
Da quattro anni e mezzo alcuni intellettuali e politici ci invitano a comprendere le ragioni della Russia, sostenendo che questo sia necessario per costruire la pace. Eppure lo stesso realismo sembra scomparire quando si tratta di riconoscere almeno tre ostacoli fondamentali a una pace imposta alle condizioni di Mosca.
1. La volontà del popolo ucraino. Gli ucraini hanno dimostrato di voler vivere in una democrazia, anche a costo della vita. Il regime russo, al contrario, arresta, perseguita e avvelena chiunque provi a opporsi al suo potere autoritario. Dovrebbe bastare questo.
Anche senza le armi occidentali, gli ucraini continuerebbero a resistere, a mani nude, con i denti. Dopo quattro anni e mezzo di guerra, durante i quali sono stati colpiti ospedali, scuole e asili e si contano complessivamente oltre un milione di morti e feriti, nei territori rivendicati da Mosca sventolano ormai bandiere ucraine tra case e negozi ogni cento passi. Sono lacrime.
Tutto questo sangue rende dolorosissima qualsiasi concessione territoriale, persino quella fondata sull’attuale linea del fronte. È dunque ancora più difficile immaginare la sottomissione di comunità che vivono in territori che la Russia rivendica, ma non è mai riuscita a occupare. Il timore, lucido, degli ucraini è che il Cremlino voglia “cecenizzare” il Donbas: instaurare un regime separatista fantoccio, autoritario e filorusso, capace di perseguitare come terroristi tutti coloro che continuano a credere in un’Ucraina unita, indipendente, europea e democratica.
Il rapimento e la deportazione di migliaia di bambini ucraini, sottoposti a indottrinamento e sottratti alle proprie famiglie e alla propria identità, è il primo passo per il reclutamento di un esercito di ucraini addestrati per uccidere propri fratelli ucraini. A chi può sembrare una prospettiva credibile di pace?
2. La guerra continuerà finché Putin avrà interesse a continuarla. L’incentivo alla prosecuzione della guerra si riduce se l’Ucraina dispone di una difesa antiaerea efficace, di generatori, infrastrutture energetiche resilienti e bunker capaci di proteggere la popolazione. In altre parole, se riusciamo a salvare i civili.
Sul campo di battaglia la Russia non ottiene svolte decisive. La sua strategia consiste quindi sempre più nel terrorismo su larga scala: colpire le città, spezzare la resistenza della popolazione e rendere impossibile la vita quotidiana.
Poi c’è il ventre molle dell’Occidente. Putin sa di avere il tempo dalla propria parte. Ritiene di poter continuare la guerra fino a quando la propaganda, le interferenze e la crescita delle forze filorusse non avranno destabilizzato le democrazie europee e convinto i nostri governi a chiedere all’Ucraina di capitolare. I risultati ottenuti da AfD in Germania dimostrano quanto questa strategia possa trovare terreno fertile.
3. La pace richiede la forza del diritto. Far prevalere la legge del più forte sulla forza della legge — in Palestina, in Ucraina e negli oltre cinquanta conflitti che insanguinano il mondo — produce inevitabilmente un effetto contagio.
Non possiamo costruire un futuro di pace e prosperità senza difendere con rigore un quadro internazionale di regole chiare, valide per tutti. Se permettiamo che i confini vengano modificati con la violenza, non otterremo la pace: renderemo soltanto più probabile la prossima guerra. Se vogliamo parlare seriamente di pace, dobbiamo dunque costruirne le condizioni minime. Poi costruiamola davvero. Tutti insieme.
Portiamo un milione di cittadini europei, civili e disarmati, vicino al fronte, come presenza internazionale di protezione e solidarietà. Noi ci siamo. Ci sarò ancora. Ma tutto questo può avvenire soltanto eliminando, contemporaneamente, l’incentivo della Russia a proseguire l’aggressione. Serve una postura politica diversa. Serve un piano europeo per l’Ucraina che non appaia emergenziale, aleatorio, negoziato di volta in volta ad ogni singola tranche, ma un capitolo di spesa strutturale, permanente e credibile.
Un piano che dica con chiarezza che alea iacta est: possiamo discutere di tutto, ma noi europei proteggeremo i civili ucraini. Perché l’Europa deve tornare ad avere un ruolo nel mondo. E perché la pace nasce dalla certezza che la violenza non conviene.
* Adriano Stabile è il segretario provinciale del Pd di Mantova
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